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Arpitan et oïl - Langues d'ici & d'ailleurs - Forum Babel
Arpitan et oïl

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Jean-Charles



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Messageécrit le Sunday 21 Aug 05, 2:56 Répondre en citant ce message   

Je vous livre "brut de coffrage" un texte tiré du forum arpitan d'Allobroges.

Je comprends plus ou moins l'italien, mais je serais incapable d'en faire une version française publiable. Si on avait la traduc, ce serait mieux

C'est une réflexion qui rejoint (j'avais pas lu avant) ce que j'ai répondu à Maisse Arsouye concernant les relation entre arpitan et oïl.

Une des idées maitresse est que le proto-français et oïl ont connu pour partie une évolution similaire, ma version étant qu'ils sont tous deux passés par les alpes. L'autre idée est qu'il y a une grande diversité de patois, du fait de la géographie.
Une remarque: Pour un Arpitan, le mot patois n'est pas une injure, il désigne seulement la langue traditionelle.

On trouve ensuite un historique et une réflexion sur l'avenir de la langue.
Enfin, l'auteur propose des solutions.


Point important: Il inclut le Val d'Aoste, le piémont (Turin) et la "Padanie" dans sa réflexion. Je crois que "Padanie" signifie ici "Lombardie", ou du moins la région de plaine contigüe.

Citation:

Identità linguistica tra Valle d'aosta e Piemonte - ARPITANIA, la terra dei monti
di Alberto Filippi - Terra Taurina

Nel 1875, il linguista Graziadio Isaia Ascoli raggruppò per la prima volta con il termine ?Francoprovenzale? le diverse parlate del Medio Bacino del Rodano e del versante nordoccidentale padano, caratterizzate da un comune fenomeno fonetico, «l'evoluzione di A in sillaba libera preceduta o no da consonante palatale». Questa famiglia linguistica non ha mai sviluppato una koinè unitaria, ma si è frazionata in diversi patois (dialetti locali): un processo disgregativo che è stato accentuato dalla configurazione montuosa del territorio e dalle diverse suddivisioni politiche che si sono succedute nel tempo. La denominazione francoprovenzale è indubbiamente infelice e molti credono erroneamente che si tratti di una mescolanza della lingua d'oil con la lingua d'oc, ovvero il francese con il provenzale, ma lo stesso Ascoli aveva sottolineato l'autonomia di questo gruppo linguistico (Schizzi francoprovenzali, 1878). Ulteriori studi furono compiuti da Gaston Tuaillon, il quale individuò numerosi altri tratti distintivi propri di questi patois, avvalorando così le tesi ascoliane e aggiungendo che «il francoprovenzale è il protofrancese rimasto al riparo da certe innovazioni settentrionali» (è interessante notare che l'estensione geografica di questa famiglia linguistica coincide con l'antico Regno dei Burgundi, ed in buona parte con il Ducato di Savoia). Il territorio francoprovenzale comprende il Lionese, il Grenoblino, parte della Franca Contea in Francia, la Savoia, i cantoni helvetici di Neuchatel, Vaud, Ginevra, e Losanna (in parte del Friburgo e del Bernese), mentre nel versante padano la Valle d'aosta (tranne l'alta Valle del Lys e il paese di Issime, di lingua Walser), la Bassa Valle di Susa, la Val Cenischia, la Val Sangone, le tre Valli di Lanzo, la Valle Locana e la Valle Soana.

[b]l'aRPITANIA AL DI QUA DELLE ALPI
[/b]
Alcuni linguisti fanno risalire l'affermazione delle parlate francoprovenzali nel versante valdostano e piemontese, con l'insediamento intorno al 600 d.C. di alcuni coloni provenienti dalla ?Sapaudia? (l'antica Savoia), ad opera del re franco Gontano (forse sovrano dei Burgundi e non dei Franchi), che obbligò i Longobardi ad arretrare alle pendici delle Alpi, impossessandosi stabilmente di queste valli al fine di controllare i valichi del Moncenisio e del Piccolo e Gran San Bernardo.
Però non possiamo scordare che sin dagli albori della storia le Alpi non furono mai un confine, infatti entrambi i versanti erano abitati da popoli affini etnicamente che svilupparono intensi traffici commerciali fra di loro, come i Salassi, i Medulli, gli Acitavoni, i Ceutroni, gli Allobrogi, i Veragri ecc..., che seppero conservare la loro lingua anche dopo la conquista romana, trasmettendo diversi vocaboli e fenomeni fonetici ai patois odierni. Attualmente gli abitanti delle vallate francoprovenzali della Padania, sono 190.000, 110.000 in Valle d'aosta e 80.000 in Piemonte, ma coloro che si esprimono comunemente con parlate arpitane ( Arp = altopiano - monte), sono poco più di 90.000 (70.000 valdostani e 24.000 piemontesi). Soltanto in Valle d'aosta (regione a statuto autonomo), i patois arpitani vengono salvaguardati dall'avanzare della lingua italiana, mentre nelle vallate piemontesi il continuo spopolamento riduce drasticamente il loro utilizzo. Negli ultimi anni nella nostra ?Arpitania? assistiamo ad una rinascita culturale quasi assente nei territori francoprovenzali svizzeri e francesi, numerose sono le attività teatrali e letterarie, nonché la redazione di accurati dizionari locali (vidos). Un interessante fenomeno, che deve essere incentivato dalle amministrazioni locali e nazionali, che dovrebbero promuovere l'insegnamento del arpitano nelle scuole ed inoltre questi territori dovrebbero ricevere una maggiori incentivi occupazionali al fine di ripopolare le vallate più isolate ora mai deserte.

UNA PROPOSTA DI SVILUPPO PER LE VALLATE TORINESI
l'estinzione di una lingua spesso vuole dire anche il lento declino di un popolo, della sue tradizioni e della sua economia. La disattenzione dello stato centrale nelle vallate arpitane della provincia di Torino ha provocato un forte spopolamento, con una conseguente degradazione ambientale, paesi interi sono stati abbandonati la dove la strada non può arrivare, e la dove arriva rimangono pochi vecchi che parlano da soli, se non con qualche animale selvatico che casualmente passa davanti alla loro porta. Un esempio di questa situazione è Campiglia Soana che alla fine della seconda guerra mondiale era popolata da più di 400 abitanti ed attualmente ne conta tre fissi tutto l'anno, come molti altri paesi della Valle Soana, o mille altri paesi delle nostre Alpi. Al fondo valle si sono spostati i più fortunati, mentre molti sono stati costretti a cercare fortuna in Svizzera o in Francia, perdendo a poco a poco la loro lingua e le loro tradizioni. Il risveglio della coscienza identitaria sottolineando una comune appartenenza linguistica, non per produrre effimeri movimenti micronazionalisti, ma una ritrovata coesione fra gli abitanti di queste vallate al fine di incentivare lo sviluppo economico e quindi demografico.
'ensembio?, ovvero insieme per chiedere la costituzione di una nuova provincia, amministrata da gente che vive direttamente i problemi della montagna, non un sogno ma un traguardo al quale devono aspirare gli arpitani piemontesi per poter conservare la loro lingua e la loro identità all'interno di una nuova costituzione federale nazionale. Forse un giorno le targhe delle macchine riporteranno la sigla SL, ovvero immatricolate nella Provincia di Susa-Lanzo.


Alors, si qqn peut traduire, ce serait bien pour ceux qui ne comprennent pas l'italien très content


Dernière édition par Jean-Charles le Thursday 14 Dec 06, 22:57; édité 1 fois
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Nikura



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Messageécrit le Wednesday 18 Oct 06, 4:23 Répondre en citant ce message   

La Padanie c'est la Plaine du Pô. C'est aussi le nom qu'en donnent les indenpendantistes italiens du Nord...
Ici l'auteur désigne par Padanie je pense, le versant padan des Alpes.

Cela m'a pris du temps mais je l'ai traduit (ce message s'adressait à moi non?). Quoique je pourrais proposer aux apprentis italianophones du forum italien de le traduire ce serait un bon petit exercice moqueur

Citation:
Identité linguistique entre Val d'Aoste et Piémont - ARPITANIE, la terre des monts
d'Alberto Filippi - Terra Taurina

En l'an 1875, le linguiste Graziadio Isaia Ascoli regroupa pour la première fois sous le terme 'Franco-provençal' les divers parlers du moyen bassin du Rhône et du versant nord-occidental padan, caractérisés par un phénomène phonétique commun, «l'évolution du A en syllabe libre (ouverte?) précédée ou non par une consonne palatale». Cette famille linguistique n'a jamais développé de koinè unitaire, mais s'est fractionnée en divers patois (dialectes locaux): un procès de désagrégation qui a été accentué par la morphologie montagneuse du territoire et par les diverses subdivisions politiques qui se sont produites dans le temps. La dénomination franco-provençal est indubitablement mal adaptée et beaucoup croient de maière erronée qu'il s'agit d'un mélange entre la langue d'oïl et la langue d'oc, ou encore entre le français et le provençal, mais Ascoli lui-même avait souligné l'autonomie de ce groupe linguistique (Schizzi francoprovenzali, 1878). Des études ultérieures furent réalisées par Gaston Tuaillon, qui définit de nombreux autres traits distinctifs propres à ces patois, mettant ainsi en valeurs les thèses d'Ascoli et ajoutant que «le franco-provençal est du proto-français resté à l'abris de certaines innovations septentrionales» (il est intéressant de remarquer que l'extension géographique de cette famille linguistique coïncide avec l'ancien Royaume des Burgondes, et en bonne partie avec le Duché de Savoie). Le territoire franco-provençal comprend le Lyonnais, le Nord du Dauphiné, une partie de la Franche Comté, la Savoie (en France), les cantons helvétiques de Neuchâtel, Vaud, Genève, la moitié Ouest du Valais et en partie aussi ceux de Fribourg, de Berne et du Jura [j'ai rectifié deux points erronés], alors que sur le versant padan, il inclut le Val d'Aoste (sauf la haute vallée du Lys et le pays d'Issime de langue Walser), quelques villages de la basse vallée de Suse, et les vallées de Cenischia, de Sangone, de Lanzo, de Locana et de Soana.

L'ARPITANIE EN DEÇÀ DES ALPES
Quelques linguistes font resortir l'affirmation des parlers franco-provençaux du versant valdôtain et piémontais, avec installation autour de l'an 600 par des colons provenant de 'Sapaudia' (l'ancienne Savoie), par l'oeuvre du roi burgonde Gontran [je confirme que Gontran était un souverain burgonde et non franc] qui obligea les Longobards (ou Lombards) à reculer des pentes des Alpes, pour s'imposer stablement dans ces vallées afin de contrôler les passages du Montcenis et du Petit St-Bernard [et du Montgenèvre, d'où l'influence franco-provençale sur l'occitan du Briançonnais et de la vallée d'Oulx]. Mais nous ne devons pas oublier que depuis l'aube de l'histoire les Alpes ne furent jamais une frontière, en effet, les deux versants étaient habités par des peuples ethniquement proches qui développèrent d'intenses relations commerciales entre eux, tels que les Salasses, les Médules, les Acitavons, les Ceutrons, les Allobroges etc. qui surent conserver leur langue même après la conquête romaine, en transmettant divers vocables et phénomènes phonétiques aux patois actuels. [J'ajoute aussi les Ligures qui eux vivaient à cheval sur la frontière franco-italienne actuelle. Je tiens aussi à préciser le fait que les Romains ne se sentant pas fiers dans les régions de montagnes ont généralement nommé des préfets autochtones dans le but de laisser la plus grande libertés aux populations locales en l'échange d'un droit de franchir les Alpes sans encombre ni conflit]. Actuellement les habitants des vallées franco-provençales de Padanie, sont 190.000, 110.000 dans le Val d'Aoste et 80.000 en Piémont, ma ceux qui s'expriment communément avec des parlers arpitans (dénommination créée par J. Henriet, Arp = haut plateau - mont), sont un peu plus de 90.000 (70.000 valdôtains et 24.000 piémontais). Dans le Val d'Aosta uniquement (région à statut autonome), les patois arpitans sont à l'abris de l'avancée de la langue italienne, alors que dans les vallées piémontaises le dépeuplement continu réduit drastiquement leur utilisation. On assiste ces dernières années dans notre 'Arpitanie' à une renaissance culturelle presque absente dans les territoires franco-provençaux de Suisse et de France. Nombreuses sont les activités théâtrales et littéraires sans oublier la rédaction de dictionnaires locaux soignés (vidos). Un phénomène intéressant qui devrait être incité par les administrations locales et nationales, qui devraient promouvoir l'enseignement de l'arpitan dans les écoles et de plus, ces territoires devraient recevoir plus encore plus de promotion dans le but de repeupler les vallées les plus isolées devenues désormais presque désertes.

UNE PROPOSITION DE DÉVELOPPEMENT POUR LES VALLÉES TURINOISES
L'extinction d'une langue signifie aussi souvent le lent déclin d'un peuple, de ses traditions et de son économie. Le désintérêt de l'État central dans les vallées arpitanes de la province de Turin a provoqué un fort dépeuplement, avec une inhérente dégradation de l'endroit. Des villages entiers ont été abandonnés là où les routes ne peuvent arriver, et là où elles arrivent, il reste quelques vieilles personnes qui parlent seuls si ce n'est pas avec un animal sauvage qui passe par hasard devant leur porte. Un exemple de cette situation est Campiglia Soana qui à la fin de la seconde guerre mondiale était peuplé de 400 habitants et qui en compte aujourd'hui trois fixes toute l'année, comme beaucoup d'autres villages de la Vallée de Soana, ou mille autres villages de nos Alpes. Au fond des vallées se sont mariés les plus chanceux, alors que beaucoup sont partis chercher fortune en Suisse ou en France, laissant derrière eux leur langue et leurs traditions. L'éveil de la conscience identitaire souligne une appartenance commune linguistique, non pas pour produire d'éphémères mouvements micronationalistes, mais bien pour retrouver une certaine cohésion entre les habitants de ces vallées afin d'encourager leur développement économique et donc démographique.
Je rassemble [des gens] pour demander la constitution d'une nouvelle province, administrée par des gens qui vivent directement les problèmes de la montagne, pas un rêve mais un poteau auquel doivent aspirer les arpitans piémontais pour pouvoir conserver leur langue et leur identité a l'intérieur d'une nouvelle constitution fédérale nationale. Peut-être qu'un jour les plaques d'immatriculation reporteront le sigle SL pour une province de Suse-Lanzo.


Le texte est intéressant quoique un peu engagé politiquement sur la fin. Il faut savoir qu'il y a une forte tendance en Italie à voir des provinces se diviser en deux ou de nouvelles petites provinces apparaître depuis une dizaine d'années...
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sab



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Messageécrit le Wednesday 18 Oct 06, 11:45 Répondre en citant ce message   

Nikura a écrit:
Citation:
Quelques linguistes font resortir l'affirmation des parlers franco-provençaux du versant valdôtain et piémontais, avec installation autour de l'an 600 par des colons provenant de 'Sapaudia' (l'ancienne Savoie), par l'oeuvre du roi burgonde Gontran [je confirme que Gontran était un souverain burgonde et non franc] qui obligea les Longobards (ou Lombards) à reculer des pentes des Alpes, pour s'imposer stablement dans ces vallées afin de contrôler les passages du Montcenis et du Petit St-Bernard [et du Montgenèvre, d'où l'influence franco-provençale sur l'occitan du Briançonnais et de la vallée d'Oulx].

Il y a une erreur historique manifeste. Le royaume burgonde a été détruit par les francs en 534.
Que des habitants "burgondisés" de Savoie aient passé en Val d'Aoste et zones proches vers 600, peut être. Par contre, le Gontran roi de Bourgogne (mort en 592) et qui résidait entre Orléans et Chalon sur Saône, était bien franc (petit-fils de Clovis) et non burgonde. roulement des yeux
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Nikura



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Messageécrit le Thursday 19 Oct 06, 0:27 Répondre en citant ce message   

Merci pour ta précision Sab, je me suis laissé entraîner par le doute de l'auteur du texte. Il faut dire que la confusion est facile entre roi des Burgondes et roi de Bourgogne.

> J'ai passé près d'une heure à faire cette traduction, je vois que j'en ai été vivement remercié, la prochaine fois je laisserai à ceux qui ne parlent pas italien le plaisir d'utiliser Babelfish... pas content
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Jean-Charles



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Messageécrit le Thursday 19 Oct 06, 1:20 Répondre en citant ce message   

Bien au contraire, ta traduction est fort utile, quoique ceux qui s'intéressent à l'arpitan semblent peu présent ces jours roulement des yeux

En particulier, je salue ton effort, car le texte n'était pas des plus simples.
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Nikura



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Messageécrit le Thursday 19 Oct 06, 2:16 Répondre en citant ce message   

Moi je m'intéresse à l'arpitan. Mais c'est vrai que ces derniers temps j'ai plutôt étudié d'autres langues... Il y en a tellement Clin d'œil

Le sujet de ce texte a fait partie de mon emploi du temps lorsque j'étais à la fac à Grenoble. Gaston Tuaillon dont parle le texte a eu pour élève le spácieliste du sarde Michele Contini qui fut mon prof de phonologie et de dialectologie. Il a également travaillé sur le franco-provençal. Mes cours de dialectologie se sont beaucoup centrés sur l'arpitan donc. Il faut dire que sur le plan dialectologique, l'arpitan partage cela avec le sarde que se sont les deux langues romanes les plus diversifiées dialectalement de façon inattendue. Il faut voir les traitement que l'on rencontre parfois...
L'arpitan pour le mot "lait" possède ce genre de formes selon les dialectes: laït, lae, las, lassé, lafé, lasi, lafi, et même ahlè > tout vient de LACTEm en latin. Il a aussi le traitement de la syllabe CA latine particulièrement exquise en arpitan avec des formes comme ch, s, tch, ts, th [th anglais] ou st ! J'aime aussi beaucoup les féminins en -i ou les chagement de place de l'accent tonique vers la syllabe finale avec chute de la voyelle atone, je m'explique: LUNA > lná ; FARINA > farná.
Les parlers arpitans du Piémont sont en sérieux recul. En revanche les parlers occitan du Briançonnais Oriental, situé en Piémont également ont retrouvé quant à eux de la vigueur et sont même enseignés dans les écoles ou affichés sur les panneaux des jeux olympiques de 2006...
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Jean-Charles



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Messageécrit le Thursday 19 Oct 06, 2:17 Répondre en citant ce message   

sab a écrit:
... Gontran roi de Bourgogne (mort en 592) et qui résidait entre Orléans et Chalon sur Saône, était bien franc (petit-fils de Clovis) et non burgonde. roulement des yeux

Petit fils de Clotilde et de Clovis. Clotilde, étant probablement celle qui a converti son mari, et partant, les Francs, au catholicisme.

Clotilde et Sigismond avaient tous deux été élevés par le père de Sigismond, Gondebaud.

La raison de la guerre n'était pas qu'ils étaient inconnus: Il s'agissait de vendettas familiale.


Citation:
On choisit ses amis, mais pas sa famille mort de rire
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sab



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Lieu: Polynésie / France

Messageécrit le Thursday 19 Oct 06, 10:32 Répondre en citant ce message   

Mais si, merci Nikura pour la traduction :applaudir: :applaudir:

PS. Les remarques te montrent justement que j'ai lu très content
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Maisse Arsouye



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Messageécrit le Thursday 19 Oct 06, 20:34 Répondre en citant ce message   

Bon, revenons-en au sujet roulement des yeux

Je travaille actuellement sur un mini-dico wallon-français avec un éditeur spécialisé dans les langues régionales. Il m'a envoyé comme modèle les fichiers du dico savoyard. Je peux donc comparer le wallon avec l'arpitan. Et je suis étonné des ressemblances ! choqué Il y a beaucoup de termes très proches alors même que le français a "divergé".

Mais ce n'est pas pour autant que je crois à une asvendance arpitane pour les langues d'oïl. Les deux branches sont soeurs (en paléo, on dirait monphylétiques) mais il n'y a rien qui permettent de juger que l'une soit à l'origine de l'autre.
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Jean-Charles



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Messageécrit le Monday 27 Nov 06, 2:35 Répondre en citant ce message   

Ce n'est pas exactement ce que je veux dire: La zone des cols est celle par laquelle est passée la majeure partie de la langue latine qui est devenue la zone d'oïl.
Après que le chemin rhénan ait été coupé, les langues ont, bien évidement divergé. Il n'a pas complètement été coupé, à cause du commerce, mais les populations intermédiaires ont dû changer de langue.

Autrement dit: C'était un continuum qui a été brisé par l'invasion d'une partie de la vallée du Rhin et de toute la région à l'Est du dit Rhin. Après cette rupture, l'influence latine principale a dû contourner les zone germanophones.

Il y a cependant une grande différence dans la suite de l'histoire: La zone arpitane n'a jamais cessé d'être la principale voie d'entrée de la culture latine vers le Nord-Ouest. En outre, la Loi Gombette, et la manière de gouverner des Burgondes et leurs successeurs, n'ont que peu modifié le développement de la langue, ce qui fait qu'elle est peut-être restée plus près de la forme originelle de la langue commune du Nord-Ouest des Alpes.

Ces deux effets sont divergents: Le cordon ombilical de plaine, qui allait du Mont Joux à Londres, a suivi l'évolution du français.
Les vallées latérales ont conservé la langue originelle. Elles ont gardé leur cohérence par les Hauts: Les montagnes ne sont pas des obstacles, pour qui vit dans les fonds de vallée.

Évidemment, les langues descendent du même ancêtre, et sont donc sœurs. Je cherchais à mettre en évidence que ce n'est pas si étonnant que des zones qui sont sur la même excellente voie de communication aient un héritage commun, mais aussi que cette influence est venue via la zone alpine, en ce qui concerne la part latine, y compris pour la zone franque.
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Nikura



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Messageécrit le Wednesday 29 Nov 06, 12:11 Répondre en citant ce message   

Un de mes profs à la fac disait que l'arpitan présente tous les traits de l'évolution des langues d'oïl. Globalement, si l'on cherche l'évolution complète d'un mot latin à un mot oïlitan, on trouvera en Arpitanie les stades intermédiaire.
Je ne pense pas que cela marche tout le temps car on trouve tout de même des traits fort étranges en arpitan mais cela n'est pas non plus tout à fait faux. Il faudra que je recherche des exemples pour illustrer cela.
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